Kiev, città fredda dal cuore caldo.

Ottobre 2015

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Majdan Nezaleznosti, luogo cardine per manifestazioni e lotte durante tutta la storia di Kiev.

Una delle città straniere che ci ha colpito di più in senso positivo e che avevamo ingiustificatamente sottovalutato – e per questo facciamo un mea culpa – è proprio la capitale Ucraina, una meraviglia europea che conserva perfettamente tutte le ricchezze del periodo sovietico e non per niente fu anche la prima capitale russa.

Il nostro arrivo, una volta usciti dall’aeroporto Kiev-Boryspil – almeno all’apparenza – non è stato dei migliori: ad accoglierci un freddo pungente, che in Sicilia percepiamo forse 1 o 2 giorni l’anno; ma, soprattutto, una volta saliti sul pullman (grigio) che ci avrebbe portati al nostro alloggio ci ritroviamo in una situazione irreale, come ad aver fatto una passeggiata a ritroso sui libri di storia… Pullman con tendine rosse alle finestre, canzoncine bolsceviche in sottofondo dagli altoparlanti e tutti i passeggeri, irrigiditi nei loro cappotti bianchi e neri, indossavano colbacchi… cosa che probabilmente avrebbe fatto comodo anche a noi 😅. Ci siamo ritrovati improvvisamente all’interno di un set di una pellicola cecoslovacca con sottotitoli ucraini…

Le nostre prime impressioni sono state confermate anche dall’utilizzo a tappeto, all’interno delle strutture ricettive visitate, di moquette in tutte le stanze e questa continua mania delle tendine rosse alle pareti, a dimostrazione di una sovietizzazione che sembra non essere mai andata via, almeno figurativamente.

Un’altra particolarità che ci è rimasta impressa riguarda la metropolitana, probabilmente mai rimodernata dal momento della sua inaugurazione (1960) e le sue indicazioni interne completamente in alfabeto cirillico. Il che, a parer nostro, dimostra come non voglia ancora diventare a tutti gli effetti un’attrazione turistica (cosa che, invece, meriterebbe). Ma una cosa che ci ha veramente colpiti è stata l’immane profondità della stessa… Non abbiamo contato i gradini o l’altezza, ma crediamo che con qualche rampa di scala in più saremmo sbucati in Giappone 😄

Questi probabilmente i dettagli più critici di una città che ci ha, d’altro canto, letteralmente stregati per le sue bellezze nascoste: la via centrale di Kiev è un vero gioiello dell’est Europa con le sue cattedrali, come quella Bizantina di Santa Sofia, la Chiesa barocca di Sant’Andrea, i resti della porta d’oro dell’XI sec e, a completare il tutto, le tantissime biblioteche storiche sedi di Università disseminate per il centro.

Probabilmente la capitale ucraina non ci avrà entusiasmato sotto il profilo della “modernità”, ma è sicuramente riuscita a prenderci per la gola con i suoi deliziosi manicaretti e le sue zuppe, che con un clima di quello sono state sicuramente un toccasana. Tra questi ricordiamo con molto piacere, oltre che gusto, la buonissima zuppa borsch di barbabietole e il piatto preferito di Elisa: l’aringa in cappotto, meglio conosciuta come Shuba.

Ricordo bene questo viaggio anche per essermi trovato in Ucraina nello stesso fine settimana in cui si giocava uno dei derby più accesi al mondo: Dinamo Kiev – Shakhtar Donetsk. Il periodo in cui siamo andati era ancora profondamente segnato dai disordini dell’Euromaidan e della rivoluzione ucraina del 2014. Disordini che da poco avevano lasciato Kyev e si erano concentrata ad est, nelle zone di Donetsk (dove era appena avvenuta la guerra del Donbass).  La squadra di quest’ultima città, quindi, si allenava e giocava nello stadio di Kyev (l’Olimpisky) casa della rivale nel match!

Neanche a dirlo sono andato ed ho comprato la solita sciarpa. Per dovere di cronaca: 3 a 0 per gli ospiti…e tifosi di casa ammutoliti.

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Avremmo tanto voluto andare a fare il tour guidato di Chernobyl e quello sui Carpazi che per pareri e pensieri contrapposti non abbiamo potuto fare ma che diventano motivo in più per tornare in questa meravigliosa terra, ricca di storia, cultura, buon cibo, e con potenzialità turistiche incredibili.

Ancora incantati da questa meravigliosa città, il nostro tempo è volato e, proprio come il tempo, anche noi dovevamo prendere il volo.

Ma prima di tornare nella nostra calda Catania abbiamo fatto una deviazione…ci siamo persi nell’atmosfera da mille e una notte di Istanbul. Atmosfera che saremo lieti di condividere nel prossimo racconto.


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