Chișinău, alla scoperta della capitale moldava.

Probabilmente una delle ultime capitali all’estremo est europeo che a noi mancava come meta e dovevamo necessariamente visitare. Dopo un movimentato viaggio per raggiungere la nostra destinazione, perché dovete sapere che il metodo più economico per giungerci è atterrare in Romania, più precisamente a Iasi per poi cercare un mezzo “regolare” ma soprattutto sicuro che ci consentisse di arrivare in Moldavia.. Ecco, diciamo il pulmino che ci accompagnò, di regolare aveva probabilmente poco, e di sicuro ancor meno, dato che le strade prese erano talmente sterrate e martoriate che sembrava volessero bypassare eventuali controlli… Pertanto consiglio nostro, preferite spendere qualche euro in più ma arrivare e soprattutto sani e salvi ☺


Detto questo, una volta giunti a Chisinau, definita dai moldavi “La città della pietra bianca” notiamo come esser tornati indietro nel tempo, una classica metropoli post sovietica che non ha potuto o forse voluto migliorarsi sotto l’aspetto del decoro urbano, marciapiedi distrutti, verde quasi inesistente in centro e strade per nulla livellate, complice il fatto che per quattro giorni di fila ha piovuto incessantemente, ma era quasi impossibile non finire con un piede o due dentro una pozzanghera ahinoi
Detto questo, pur se non è proprio una meta turistica o comunque adatta al solito turismo di massa, conserviamo dei ricordi positivi, lungo la Boulevard Stefan cel Mare, possiamo definirla come la via più importante della città, possiamo trovare il teatro nazionale M. Eminescu e il teatro dell’opera e del baletto, mentre nella zona antica possiamo trovare la Cattedrale Sobor e l’Arco di Trionfo con l’orologio, costruito proprio in memoria della vittoria dell’esercito dello zar contro gli ottomani del 1828-29. Ma anche il palazzo presidenziale, il palazzo che ospita il parlamento moldavo e la statua di Stefan cel Mare (Stefano il Grande), l’unico sovrano del Paese ad aver regnato per quasi cinquant’anni dal 1457 al 1504: fu un eroe nazionale che combatté una lunga guerra contro i Turchi e che difese il proprio regno dalle mire espansionistiche. Questo maestoso monumento è collocato all’ingresso dell’omonimo parco dagli anni Novanta, quando prese il posto della statua di Lenin; l’area è una delle più frequentate costituendo un vero e proprio punto di ritrovo per gli abitanti di Chisinau.

Altre due note positive sono sicuramente i trasporti cittadini, un mezzo pubblico o un taxi possono costare veramente pochissimi centesimi per raggiungere qualsiasi parte della città, ma soprattutto un buon cibo nelle svariate trattorie cittadine dove poter gustare una buonissima carne d’agnello o la Moussaka che è un piatto molto simile alla nostra parmigiana ma con le patate che sostituiscono le melanzane, tuttavia anch’essa a basso costo, hanno contribuito a rendere questo breve ma intenso viaggio un tassello importante dei nostri ricordi.

Kiev, città fredda dal cuore caldo.

Ottobre 2015

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Majdan Nezaleznosti, luogo cardine per manifestazioni e lotte durante tutta la storia di Kiev.

Una delle città straniere che ci ha colpito di più in senso positivo e che avevamo ingiustificatamente sottovalutato – e per questo facciamo un mea culpa – è proprio la capitale Ucraina, una meraviglia europea che conserva perfettamente tutte le ricchezze del periodo sovietico e non per niente fu anche la prima capitale russa.

Il nostro arrivo, una volta usciti dall’aeroporto Kiev-Boryspil – almeno all’apparenza – non è stato dei migliori: ad accoglierci un freddo pungente, che in Sicilia percepiamo forse 1 o 2 giorni l’anno; ma, soprattutto, una volta saliti sul pullman (grigio) che ci avrebbe portati al nostro alloggio ci ritroviamo in una situazione irreale, come ad aver fatto una passeggiata a ritroso sui libri di storia… Pullman con tendine rosse alle finestre, canzoncine bolsceviche in sottofondo dagli altoparlanti e tutti i passeggeri, irrigiditi nei loro cappotti bianchi e neri, indossavano colbacchi… cosa che probabilmente avrebbe fatto comodo anche a noi 😅. Ci siamo ritrovati improvvisamente all’interno di un set di una pellicola cecoslovacca con sottotitoli ucraini…

Le nostre prime impressioni sono state confermate anche dall’utilizzo a tappeto, all’interno delle strutture ricettive visitate, di moquette in tutte le stanze e questa continua mania delle tendine rosse alle pareti, a dimostrazione di una sovietizzazione che sembra non essere mai andata via, almeno figurativamente.

Un’altra particolarità che ci è rimasta impressa riguarda la metropolitana, probabilmente mai rimodernata dal momento della sua inaugurazione (1960) e le sue indicazioni interne completamente in alfabeto cirillico. Il che, a parer nostro, dimostra come non voglia ancora diventare a tutti gli effetti un’attrazione turistica (cosa che, invece, meriterebbe). Ma una cosa che ci ha veramente colpiti è stata l’immane profondità della stessa… Non abbiamo contato i gradini o l’altezza, ma crediamo che con qualche rampa di scala in più saremmo sbucati in Giappone 😄

Questi probabilmente i dettagli più critici di una città che ci ha, d’altro canto, letteralmente stregati per le sue bellezze nascoste: la via centrale di Kiev è un vero gioiello dell’est Europa con le sue cattedrali, come quella Bizantina di Santa Sofia, la Chiesa barocca di Sant’Andrea, i resti della porta d’oro dell’XI sec e, a completare il tutto, le tantissime biblioteche storiche sedi di Università disseminate per il centro.

Probabilmente la capitale ucraina non ci avrà entusiasmato sotto il profilo della “modernità”, ma è sicuramente riuscita a prenderci per la gola con i suoi deliziosi manicaretti e le sue zuppe, che con un clima di quello sono state sicuramente un toccasana. Tra questi ricordiamo con molto piacere, oltre che gusto, la buonissima zuppa borsch di barbabietole e il piatto preferito di Elisa: l’aringa in cappotto, meglio conosciuta come Shuba.

Ricordo bene questo viaggio anche per essermi trovato in Ucraina nello stesso fine settimana in cui si giocava uno dei derby più accesi al mondo: Dinamo Kiev – Shakhtar Donetsk. Il periodo in cui siamo andati era ancora profondamente segnato dai disordini dell’Euromaidan e della rivoluzione ucraina del 2014. Disordini che da poco avevano lasciato Kyev e si erano concentrata ad est, nelle zone di Donetsk (dove era appena avvenuta la guerra del Donbass).  La squadra di quest’ultima città, quindi, si allenava e giocava nello stadio di Kyev (l’Olimpisky) casa della rivale nel match!

Neanche a dirlo sono andato ed ho comprato la solita sciarpa. Per dovere di cronaca: 3 a 0 per gli ospiti…e tifosi di casa ammutoliti.

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Avremmo tanto voluto andare a fare il tour guidato di Chernobyl e quello sui Carpazi che per pareri e pensieri contrapposti non abbiamo potuto fare ma che diventano motivo in più per tornare in questa meravigliosa terra, ricca di storia, cultura, buon cibo, e con potenzialità turistiche incredibili.

Ancora incantati da questa meravigliosa città, il nostro tempo è volato e, proprio come il tempo, anche noi dovevamo prendere il volo.

Ma prima di tornare nella nostra calda Catania abbiamo fatto una deviazione…ci siamo persi nell’atmosfera da mille e una notte di Istanbul. Atmosfera che saremo lieti di condividere nel prossimo racconto.